Questa è l'unica regola di sicurezza nel lavoro sul respiro che non ammette eccezioni, nessun «ma io sono esperto», nessuna scappatoia tramite supervisione: non allenare mai le apnee in acqua o nelle sue vicinanze. Non è un'esagerazione prudente. Il modo specifico in cui trattenere il respiro tradisce in acqua ha ucciso nuotatori forti ed esperti, e lo fa quasi senza alcun preavviso. Qui spieghiamo il meccanismo in modo chiaro, così che la regola abbia un senso anziché suonare semplicemente severa.
Il pericolo: perdita di coscienza senza preavviso
Il rischio principale è che un'apnea possa terminare con la perdita di coscienza prima che tu avverta un bisogno urgente di respirare — soprattutto dopo aver respirato profondamente più volte in precedenza. Normalmente lo stimolo crescente a respirare ti obbliga a fermarti in tempo. Ma il respiro profondo abbassa prima l'anidride carbonica, che è proprio ciò che innesca quello stimolo, perciò l'avvertimento arriva tardi o non arriva affatto. Puoi passare direttamente dal «mi sento bene» allo svenimento, saltando l'allarme che altrimenti ti avrebbe salvato.
Perché l'acqua lo rende fatale
Sulla terraferma uno svenimento di questo tipo è spaventoso ma di solito si sopravvive — ti accasci, respiri, ti riprendi. In acqua, lo stesso breve svenimento significa che le tue vie respiratorie finiscono sott'acqua mentre sei privo di sensi, e l'annegamento può seguire nel giro di pochi minuti. Si chiama sincope da acque basse, ed è esattamente così che ha ucciso nuotatori capaci e apneisti. L'apnea è la stessa; è l'acqua a trasformare uno spavento in una tragedia.
Perché la supervisione non basta
Si dà per scontato che un bagnino o un amico nelle vicinanze la rendano accettabile. Non è così. Uno svenimento silenzioso sott'acqua spesso non sembra nulla — nessun dimenarsi, nessuna richiesta d'aiuto — così che persino un osservatore attento può non accorgersi che qualcosa non va finché non è passato troppo tempo. La supervisione riduce alcuni rischi in acqua; non rende accettabile uno svenimento intenzionale sott'acqua. Non esiste una versione «in acqua, ma in sicurezza» per l'allenamento delle apnee. L'unica risposta sicura è: per niente in acqua.
Conta qualsiasi tipo d'acqua
La regola non riguarda solo le piscine profonde. Comprende le acque libere, le piscine, le vasche idromassaggio — e, in modo meno ovvio, le vasche da bagno e persino le docce. Uno svenimento a faccia in giù in pochi centimetri d'acqua nella vasca è altrettanto fatale di uno in un lago. Non fare apnee mentre fai il bagno o la doccia, e non farle a bordo piscina in un modo che potrebbe finire con te in acqua. Se l'acqua è in qualche modo presente, le apnee sono escluse.
Dove vanno fatte le apnee
Allena qualsiasi ritenzione solo da seduto o sdraiato sulla terraferma, lontano da bordi, scale e pericoli, dove uno svenimento non avrebbe conseguenze. E tieni acqua e lavoro sul respiro completamente separati nel tempo, non solo nello spazio: completa l'intera sessione di respirazione, recupera finché non ti senti del tutto stabile, e solo allora entra in acqua o inizia qualcosa che richieda equilibrio e attenzione. Non combinare mai l'iperventilazione o l'allenamento delle apnee con il nuoto, le immersioni, il bagno, la doccia o la guida — mai.
Una conclusione serena
Le apnee possono causare perdita di coscienza con poco o nessun preavviso, e in acqua quello svenimento può essere fatale nel giro di pochi minuti — ecco perché questa regola non ha eccezioni né scappatoie tramite supervisione. Allena la ritenzione solo sulla terraferma, lontano dai pericoli, e tienila del tutto separata dal nuoto, dal bagno, dalla doccia e dalla guida. Ogni altra indicazione di sicurezza riguarda il praticare meglio; questa riguarda il restare in vita.